Achille Capecce: il trader che vinse tre volte il Campionato Top Trader di Borsa

Achille Capecce intervistato dal TG1
Achille Capecce intervistato dal TG1

Se parliamo del campionato Top Trader di Borsa, uno dei nomi che più facilmente associamo a questa manifestazione è quello di Achille Capecce. Operando davanti al monitor, Capecce ha scritto il proprio nome nella storia di questa competizione affermandosi nelle prime edizioni.

Capecce non nasce come economista o professionista della finanza. La sua formazione è quella di un ingegnere aeronautico e il suo interesse per i mercati arriva quasi accidentalmente durante gli anni universitari. A metà degli anni Novanta partecipa a una competizione di Borsa virtuale e comincia a studiare l’andamento dei prezzi, inizialmente senza conoscere neppure l’analisi tecnica.

Da quella prima esperienza nasce una passione destinata a trasformarsi in professione. Capecce studia, si esercita per anni sui mercati simulati e successivamente passa al denaro reale. È proprio in questa fase che incontra il Campionato Top Trader di Borsa organizzato da LombardReport, competizione nella quale i risultati non rimangono confinati alla teoria.

E i risultati saranno difficili da dimenticare.

I record di Achille Capecce al Campionato Top Trader

Achille Capecce è il primo a scrivere il proprio nome nell’albo d’oro del Campionato Top Trader. E lo fa per tre volte consecutive affermandosi nelle edizioni 1999, 2000 e 2001.

Nel 1999 conquista il primo posto con una performance del +601,87%. Un risultato già fuori scala rispetto a quello del secondo classificato e ottenuto partendo da un capitale relativamente limitato.

L’anno successivo torna in gara e alza ulteriormente l’asticella: nel 2000 chiude con un rendimento del +1.703,38%, trasformando un capitale iniziale equivalente a circa 12.500 euro in oltre 225.000 euro.

Qualcuno avrebbe potuto archiviare quei numeri come il prodotto di un mercato eccezionalmente favorevole. Capecce decise invece di partecipare anche alla terza edizione proprio per confrontarsi ancora una volta con il mercato reale.

Nel 2001 vince per la terza volta consecutiva, questa volta con una performance del +1.710,80%. Parte da circa 12.500 euro e conclude la competizione con oltre 226.000 euro. Dietro di lui Domenico Foti realizza comunque un eccezionale +1.540,75% e Angelo Ciavarella un +948,90%.

Sono numeri che appartengono a una fase storica profondamente diversa da quella attuale e che non possono naturalmente essere considerati indicativi di risultati futuri. Ma dicono qualcosa sulla natura della competizione: quando il denaro è reale, la classifica non misura soltanto la capacità di formulare una previsione corretta. Misura anche disciplina, esecuzione, controllo emotivo e capacità di sopravvivere agli errori.

La strategia operativa di Achille Capecce

Il trading di Capecce era fortemente orientato all’intraday e allo scalping. Non cercava necessariamente il grande movimento destinato a durare settimane o mesi: cercava molte opportunità durante la stessa seduta, arrivando nelle giornate più intense a effettuare centinaia di eseguiti.

La logica operativa descritta dallo stesso Capecce era però meno misteriosa di quanto potrebbero far pensare le percentuali raggiunte.

Una parte importante della sua attività consisteva nell’inseguire il trend. In presenza di un forte segnale di acquisto, spesso identificato attraverso un breakout, entrava nella direzione del movimento; allo stesso modo prendeva posizioni ribassiste quando individuava segnali particolarmente evidenti di debolezza.

A questo si aggiungeva la lettura del book di negoziazione, utilizzata per interpretare nell’immediato l’equilibrio tra domanda e offerta. Capecce attribuiva all’analisi tecnica una parte importante del processo decisionale, ma riconosceva altrettanto peso all’esperienza e all’intuito maturato davanti al mercato.

Ed è forse questo uno degli aspetti più interessanti della sua storia. Non esisteva un indicatore miracoloso capace di produrre automaticamente quelle performance. Esisteva un operatore che osservava il mercato per ore, eseguiva un numero elevatissimo di operazioni e cercava di riconoscere rapidamente situazioni che aveva già incontrato molte volte.

Il presunto “segreto”, quindi, era molto meno spettacolare delle performance: studio, pratica, velocità di esecuzione ed esperienza.

Gestione del rischio: il vero confine tra trading e scommessa

Rileggendo oggi le interviste rilasciate da Capecce in quegli anni emerge un elemento che rischia di passare in secondo piano davanti a rendimenti superiori al mille per cento: la psicologia.

Tra i consigli rivolti a chi voleva avvicinarsi al trading indicava infatti studio, esercizio e autocontrollo. Passare dal trading simulato a quello con capitale reale, spiegava, cambia radicalmente il comportamento dell’operatore perché una perdita che prima era soltanto un numero sul monitor diventa denaro vero.

È esattamente il principio sul quale nacque il Campionato Top Trader.

Capecce sottolineava inoltre la necessità di non confondere il trading con il gioco d’azzardo e mostrava particolare cautela nei confronti delle posizioni short, ricordando come un mercato che continua a salire possa trasformare rapidamente una posizione ribassista sbagliata in una perdita molto pesante.

Non troviamo quindi, nelle sue dichiarazioni dell’epoca, una formula universale del tipo “rischiare sempre l’1%” o uno stop loss valido per qualsiasi situazione. Troviamo qualcosa di più importante: la consapevolezza che la tecnica senza controllo psicologico non basta.

Le regole che trasformano una performance in un risultato verificabile

La storia di Achille Capecce aiuta infine a comprendere perché sia nato il Campionato Top Trader di Borsa.

Una competizione di trading acquista significato soltanto se esistono regole che consentono di confrontare i partecipanti e verificare ciò che realmente accade sui conti. Il principio che caratterizzò il Campionato fin dalle prime edizioni fu infatti semplice: mettere alla prova i trader attraverso operazioni effettivamente realizzate e capitale reale.

È una differenza sostanziale. In un conto virtuale perdere il 20% significa premere un pulsante e ricominciare. Quando il capitale appartiene realmente al trader entrano invece in gioco paura, avidità, esitazione, eccesso di sicurezza e capacità di rispettare il proprio metodo. In altre parole, entra in scena quella parte del trading che nessun grafico riesce a mostrare.

Per questo, a distanza di oltre venticinque anni, i tre successi consecutivi di Achille Capecce continuano a rappresentare uno dei capitoli più curiosi della storia del trading italiano.

Non perché dimostrino che sia possibile replicare oggi performance del +1.700%. Sarebbe una conclusione tanto seducente quanto sbagliata. Ma perché mostrano cosa dovrebbe cercare una competizione seria di trading: non chi racconta meglio il mercato, ma chi riesce a trasformare un metodo in risultati misurabili.

È esattamente la domanda alla base del Campionato Top Trader di Borsa: quando scompaiono le previsioni, le spiegazioni e le dichiarazioni di bravura e rimane soltanto il conto, chi è davvero capace di fare trading?

La risposta, almeno nelle edizioni 1999, 2000 e 2001, portava sempre allo stesso nome: Achille Capecce.